Santa Maria Bertilla Boscardin


Maria Bertilla (al secolo Anna Francesca) Boscardin nasce a Brendola (Vicenza), il 6 ottobre 1888, da Angelo e Maria Teresa Benetti.
Figlia di agricoltori non certo ricchi, frequentò alcune classi di scuola elementare; poi, presto al lavoro, come tutte le ragazze della sua condizione all’epoca: lavoro in campagna, in casa sua, in casa d’altri.

Presa la decisione di farsi suora, Anna Francesca lascia che sia il suo parroco a scegliere per lei tra le varie congregazioni femminili. Entrata nel 1905 nelle Suore Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori, a Vicenza, prese i nomi di Maria Bertilla, al momento della professione religiosa. Dopo un periodo iniziale, in cui si trovò a lavorare in cucina, al forno e in lavanderia, si diplomò infermiera a Treviso e trovò la sua vocazione nella cura degli infermi, in particolare dei bambini.

Ecco poi sopraggiungere il tumore, l’intervento chirurgico, la lenta ripresa. Pochi anni dopo scoppia la prima guerra mondiale e, quando Treviso viene a trovarsi in pericolo, suor Maria Bertilla è trasferita in Lombardia con tutto l’ospedale, e sottoposta a una prova severa: incomprensioni e dissensi provocano la sua retrocessione da infermiera a donna di fatica in lavanderia.
Suor Maria Bertilla ne soffre moltissimo ma solo e soltanto dentro di sé; non le sfugge una parola di amarezza, di risentimento. Il suo fisico ora resiste meno allo sforzo, ma la volontà non cede.

Dopo il rientro a Treviso, la religiosa viene reintegrata nelle funzioni di infermiera.
Ma lei è anche qualcosa d’altro, come dirà San Giovanni XXIII canonizzandola l’11 maggio del 1961: “La irradiazione di suor Bertilla si allarga: nelle corsie, a contatto con gli epidemici, a consolare, a calmare: pronta e ordinata, esperta e silenziosa, fino a far dire anche ai distratti che Qualcuno – cioè il Signore – fosse sempre con lei a dirigerla”.
Finché crolla: si è riprodotto il tumore. “La morte mi può sorprendere ad ogni momento”, scrive nei suoi appunti,“ma io devo essere preparata”. Nuova operazione, ma questa volta non si rialza più e la sua vita si conclude a 34 anni il 20 ottobre 1922.

Suor Maria Bertilla aveva seguito, con umiltà, questa regola del Vangelo: « Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti ». (Mt 20,26-28).

Nel 1925 si apre il processo informativo sulle virtù di suor Maria Bertilla che viene proclamata Beata dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) l’8 giugno 1952.
L’11 maggio 1961 fu canonizzata da San Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963), che nel corso dell’omelia disse :
« L’umile suora di Brendola è la conferma di una tradizione che fa delle fervorose parrocchie la prima scuola di ben vivere e di santità. Santa Bertilla sta ora sugli altari al di sopra dei sapienti e dei prudenti del secolo. Essa non frequentò un lungo tirocinio di studio, ma poté espletare con buon garbo ogni mansione a lei affidata. Il suo libro, tenuto gelosamente fra i ricordi più cari, è stato il Catechismo, regalatole dal parroco. Là attingeva ispirazione e conforto fin da bambina, ritirandosi tutta lieta in solitudine, dopo aver sbrigato i lavori domestici, per leggerlo e rileggerlo continuamente, e per insegnarlo con trasporto alle coetanee ».

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