I Santi e il Diavolo

La maggior parte dei santi ha dovuto lottare molto contro il demonio, e, per
questo, ci possono parlare di lui per esperienza diretta. Dio lo permetteva
affinché potessero purificarsi e santificarsi ed anche perché, vedendo la
terribile realtà della sua esistenza, potessero pregare e sacrificarsi per la
conversione dei peccatori.
Santa Teresa di Gesù ci dice nella sua Vita: «Una volta ero in un oratorio
e mi apparve dal lato sinistro il demonio, una figura abominevole, in special
modo guardai la sua bocca perché mi parlò e l’aveva spaventosa. Dal suo
corpo pareva uscisse una gran fiamma. Ebbi molto timore; feci il segno della
croce come potei e sparì; ma dopo ritornò. Per due volte mi accadde questo.
Non sapevo che fare; avevo lì acqua benedetta e la gettai verso quella parte
e non tornò più. Un’altra volta, da cinque ore ero tormentata da dolori molto
tremendi e inquietudine interiore ed esteriore al punto che non mi sembrava
che si potesse ormai più sopportare…
Vidi vicino a me un negretto abominevole, che ringhiava come un
disperato… Mi dava grandi sferzate nel corpo, sulla testa e sulle braccia
senza che potessi oppormi. Non osavo chiedere acqua benedetta per non
impaurire [le monache] che non sapevano cosa fosse e affinché non
sapessero di cosa si trattava…mMa siccome quel tormento non cessava,
dissi: se non ridete, vi chiederei acqua benedetta. Me la recarono e la
versarono su me, ma non ne traevo profitto; gliela feci gettare dove si trovava
quel tale e immediatamente fuggì e il male mi lasciò… Una notte pensai che
mi affogassero e, allorché versavano acqua benedetta, vidi una grande
moltitudine di demoni andarsene come chi precipita…
Una volta, mentre pregavo, [il demonio] si pose sopra il libro perché non
terminassi la preghiera. Mi feci il segno della croce e fuggì. Mentre
ricominciavo, tornò. Ricominciai così per tre volte, ma finché non spruzzai
acqua benedetta non riuscii a terminare» (Vida 31).
San Paolo della Croce (1694-1775) vedeva il diavolo che si presentava
sotto la forma di un gigante orribile o di un gatto nero o di un uccello nero di
aspetto terrificante e deforme e non lo lasciava dormire. Gli levava le coperte,
lo trascinava al suolo, saliva sul suo letto, lo colpiva… Gli infondeva nel cuore
pensieri di malinconia e di tristezza e persino desideri di buttarsi dalla
finestra…
Lui, per difendersi, pregava, prendeva il crocifisso nelle mani, spruzzava
acqua benedetta e si metteva al collo la corona del rosario. Aveva sempre
dell’acqua benedetta in casa.
Il santo Curato d’Ars per molte notti non poté neppure dormire per colpa del
diavolo. Imitava i grugniti degli orsi, dei cani o di altri animali… gli faceva
sentire colpi di martello, lo trascinava per terra e gli faceva altre cose che gli
procuravano dolore. Molte volte lo insultava e gli gridava “mangia patate”
(perché le patate erano la sua principale dieta giornaliera). Eppure, con
l’acqua benedetta e con il crocifisso si difendeva dal suo nemico, anche se a
volte la lotta durava ore. Quando si riferiva al diavolo, il santo lo chiamava “el
garras”, (il graspino).
San Benedetto Cottolengo spesso trovava le scarpe e la veste nascoste dal
demonio, e lo incontrava nei luoghi più difficili e strani. Una volta gli si
presentò come un grande signore, che cercava di convincerlo che non
avrebbe costruito la sua Opera, ed entrava ed usciva dalla sua casa senza
lasciar traccia.
San Giovanni Bosco ebbe molto a soffrire a causa del demonio. Lo
svegliava di notte, gridandogli forte nell’orecchio, gli buttava via le carte sulle
quali scriveva le “Letture cattoliche”, gli toglieva le coperte del letto e in un
caso, addirittura le incendiò. A volte sentiva un peso enorme sopra di sé che
gli impediva di respirare e gli si presentava come un mostro orribile. Don
Bosco lo ricacciava con il segno della croce, l’acqua benedetta e praticando
spesso il digiuno.
Santa Gemma Galgani una notte vide il diavolo nella forma di un cane nero
enorme. Un altro giorno, nel quale aveva disobbedito all’ordine del suo
confessore di non uscire sola di casa, la seguì lungo il cammino sotto la
figura di un uomo che la terrorizzò. Andò a chieder al suo confessore che la
perdonasse e dopo la confessione, si rese conto che il diavolo aveva preso la
fisionomia del suo confessore. Lei dice nel suo Diario: «Quella fu una
giornata del demonio. Il confessore era il diavolo ed aveva la mitra sulla
testa». Se ne rese conto perché, mentre gli diceva i peccati, a lui andava
bene tutto quello che diceva e non la correggeva. Altre volte non la lasciava
dormire e le dava tanti colpi che non poteva levarsi la mattina, ma quello che
più la faceva soffrire erano le tentazioni contro la purezza.
In un occasione (25 agosto 1900) le si presentò sotto la figura del suo angelo
custode. In principio non lo riconobbe; ma poi, sentendo paura ed
inquietudine, riconobbe che non era il suo angelo.
San Paolo aveva già detto: «Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si
maschera da angelo di luce» (2 Cor 11, 14).
Alessandrina da Costa (1904-1955) era assalita dal demonio con pensieri di
suicidio, di disperazione e di impurità. In certi casi, con il permesso di Dio, il
diavolo si impadroniva di lei. In questi momenti, non sopportava che si
parlasse in sua presenza della Vergine o del Signore, sputava sulle immagini
sacre, insultava il suo direttore spirituale e diceva parole oscene e
bestemmie. Lei, che pesava 33 chilogrammi ed era paralizzata, sembrava
avere una forza sovrumana inspiegabile. Fu un’anima mistica straordinaria.
Era rimasta invalida all’età di 14 anni, gettandosi da una finestra per non
essere violentata, e rimaneva sempre nel suo letto immobilizzata. Era
un’anima vittima per la salvezza dei peccatori e quasi tutti i giorni il Signore
permetteva che il diavolo la assalisse e la facesse soffrire per due ore
affinché sentisse orrore per il peccato e crescesse sempre più nell’amore
verso Dio e del prossimo. In quei momenti il suo direttore spirituale
pronunciava esorcismi e sua sorella le spruzzava acqua benedetta per
calmarla.
San Padre Pio (1887-1968), famoso sacerdote cappuccino, aveva una
guerra senza quartiere con il diavolo, che chiamava “cosaccio” o “barbablù”.
Lo assaliva con le tentazioni più atroci, con attacchi violenti, anche dal punto
di vista fisico, e con perfidie di ogni tipo. In una lettera, scriveva così al suo
direttore spirituale, padre Agostino: «L’altra notte l’ho passata molto male.
Dalle dieci di sera alle cinque del mattino il diavolo non fece altro che
colpirmi. Mi suggeriva pensieri di disperazione… Quando se ne andò, sentivo
un freddo intenso in tutto il corpo che mi faceva tremare da capo a piedi…
Da diversi giorni viene a visitarmi con molti altri, armati di bastoni e di barre di
ferro. Non so quante volte mi ha tirato giù dal letto e mi ha trascinato per la
stanza… A volte rimango così incapace di muovermi perché mi ha tolto
anche la canottiera e, quando fa freddo, mi congelo… Quante infermità
dovrei aver preso se il dolcissimo Gesù non mi avesse aiutato».
Certe volte gli buttava all’aria le cose della stanza e metteva tutto in
disordine, gli diceva parole oscene e spargeva un odore nauseabondo. Una
mattina, dopo una notte di sofferenze con il diavolo, scrisse una lettera al sua
direttore, datata 5 novembre 1912, in cui diceva che aveva visto il suo angelo
che sorrideva di gioia e lui lo rimproverava per non averlo aiutato, nonostante
l’avesse chiamato in suo aiuto. «Per castigarlo, decisi di non guardarlo in
volto. Ma lui, poverino, mi si avvicinò quasi piangendo e fino a quando non lo
guardai, non parve tranquillizzarsi. Mi disse: Sono sempre al tuo fianco e ti
circondo del mio affetto. Il mio amore non finirà neppure al temine della tua
vita. Sapevo che il tuo cuore palpita sempre di amore per il nostro amato
Gesù… Non temere, devi aver pazienza. Io sono con te».
Molte volte rideva e giocava con il suo angelo, con cui aveva molta
confidenza, e per questo, per celia, l’angelo era capace di castigarlo,
sapendo molto bene che, in quei momenti, Gesù voleva che rimanesse
apparentemente solo affinché il suo merito contro il nemico, nel trionfo, fosse
maggiore. Per questo, per la soddisfazione di averlo visto uscire vincitore
ancora una volta dalla tentazione, il suo angelo gli appariva sorridendo di
gioia.
In talune occasioni riceveva lettere dal suo direttore e non poteva leggerle,
perché il diavolo le rendeva illeggibili, come se le avesse bruciate, o erano
totalmente in bianco. Allora, metteva un crocifisso sopra e le spruzzava di
acqua benedetta ed esse si rendevano leggibili.

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