San Damaso I, Papa


Damaso I, secondo l’Annuario Pontificio stampato a Roma nel 1871, fu il 38° papa della Chiesa cattolica: regnò dal 1° ottobre 366 alla sua morte, l’11 dicembre 384.
Figlio dell’Iberico Antonio e di una certa Laurentia, nacque, intorno al 305, probabilmente, o nell’attuale Portogallo o a Roma; la cosa certa è che crebbe a Roma al servizio della chiesa di S. Lorenzo martire.
Morto Pp Liberio (352-366), il 24 settembre 366, il clero romano si divise in due fazioni: una, favorevole alla politica di Felice II, poi considerato antipapa, del tutto contraria ad ogni accordo con i sostenitori delle teorie ariane (nonostante Felice II fosse ariano), e l’altra, maggioritaria, più conciliante e favorevole ad accordi e compromessi.

In due distinte e contemporanee elezioni, i primi elessero Pp il diacono Ursino, mentre i secondi scelsero Damaso, che fu consacrato nella Basilica di S. Giovanni in Laterano il 1° ottobre 366.
In un periodo piuttosto burrascoso per il cristianesimo, Damaso difese con vigore l’ortodossia cattolica. In due sinodi romani (368 e 369) condannò fermamente l’Apollinarismo (dottrina eretica di Apollinare di Laodicea per la quale il Verbo si sarebbe unito direttamente al corpo di Gesù Cristo e non alla sua anima umana) e il Macedonianismo (prende il nome dal presbitero Macedonio di Costantinopoli: gli aderenti a questa concezione credevano che lo Spirito Santo fosse una creatura di Dio, superiore agli angeli, ma non consustanziale al Padre e al Figlio); inviò i suoi legati al Concilio di Costantinopoli (381), convocato contro le suddette eresie.
Nel sinodo romano del 369 (o del 370) scomunicò Aussenzio, il vescovo ariano di Milano che, comunque, mantenne la sede fino alla sua morte, nel 374, quando fu sostituito da Ambrogio.

Fu Damaso che invitò S. Girolamo ad intraprendere la sua famosa revisione delle antiche versioni latine della Bibbia (Vulgata). Grazie al suo impegno, la Chiesa orientale, nella persona di Basilio di Cesarea, ne implorò l’aiuto e l’incoraggiamento contro il trionfante arianesimo.
Il pontefice sostenne, inoltre, l’appello dei senatori cristiani all’imperatore Graziano per la rimozione dell’altare della Vittoria dal Senato (Ambrogio, Epistola XVII, n. 10) e sotto il suo pontificato fu emanato il famoso editto di Teodosio I,De fide Catholica (27 febbraio 380) che proclamava religione ufficiale dello Stato romano la dottrina di cui Damaso era il capo supremo (Cod. Theod., XVI, 1, 2).
Quando, nel 379, l’Illiria si staccò dall’Impero romano d’Occidente, Damaso si affrettò a salvaguardare l’autorità della Chiesa di Roma nominando un vicario apostolico nella persona di Ascolio, vescovo di Tessalonica. Questa fu l’origine dell’importante vicariato papale legato a quella sede.

Damaso I fu il primo vescovo di Roma ad invocare il “testo petrino”(« E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. » Mt 16,18), secondo il quale il primato della Sede Apostolica, variamente favorito da atti imperiali ed editti dei suoi tempi, non si basa sulle delibere dei concili, ma sulle parole di Gesù Cristo. Da Damaso in poi, infatti, si nota un marcato aumento del volume e dell’importanza delle pretese di autorità e di primato da parte dei vescovi romani. Per questi motivi, il suo pontificato è anche uno dei più importanti punti di riferimento nel progresso verso il Papato vero e proprio.

Damaso I contribuì notevolmente anche all’arricchimento liturgico ed estetico delle chiese cittadine. Dopo la fine della Grande Persecuzione i cristiani tornarono a professare la loro religione in pubblico, pertanto le Catacombe di Roma iniziarono ad andare in disuso. Damaso, però, vi fece eseguire lavori di consolidamento ed ampliamento, impedendone la rovina. Man mano che rinveniva ed identificava i sepolcri dei martiri e dei vescovi, componeva epigrammi in loro onore e li faceva trascrivere dal calligrafo Furio Dionisio Filocalo sui loro sepolcri. Nella cripta dei papi del cimitero di Callisto fece scrivere: “Qui io, Damaso, desidererei far seppellire i miei resti, ma temo di turbare le pie ceneri dei Santi”.

Questi abbellimenti cerimoniali e l’enfasi sull’eredità romana di Pietro e Paolo portò ad un generale convincimento, presso le classi alte romane, che la vera gloria di Roma era cristiana e non pagana. Tutto ciò rese socialmente più accettabile, per le classi alte, la conversione al cristianesimo. Spesso, le donne delle famiglie nobili erano le prime ad abbandonare gli usi pagani, mentre gli uomini tendevano a mantenerli più a lungo, essendo in genere più legati ad una visione della grandezza dell’impero.

Damaso I restaurò anche la chiesa della quale era stato diacono (la basilica di S. Lorenzo in Damaso) e provvide alla corretta conservazione degli archivi della Chiesa romana. In onore del trasferimento provvisorio in quel luogo (258) dei corpi dei santi Pietro e Paolo, fece costruire nella basilica di S. Sebastiano sulla Via Appia, il monumento marmoreo, noto come “Platonia”, e lo fece decorare con una iscrizione.
Sulla Via Ardeatina fece costruire, tra i cimiteri di Callisto e Domitilla, una basilicula (piccola chiesa), le cui rovine furono scoperte tra il 1902 e il 1903, e che, secondo il Liber Pontificalis, conterrebbe i resti mortali del papa, di sua madre e di sua sorella. In questa occasione lo scopritore, Mons. Wilpert, trovò anche l’epitaffio della madre del papa dal quale non solo si apprese che il suo nome era Laurentia, ma anche che visse i sessanta anni della sua vedovanza al servizio di Dio, e che morì ad ottantanove anni.

Damaso I fece costruire in Vaticano un battistero in onore di S. Pietro e lo fece decorare con una delle sue artistiche iscrizioni, ancora preservata nelle cripte del Vaticano.

Papa Damaso I muore l’11 dicembre 384 ed in tale giorno ricorre la sua festa.

La tradizione vuole che il 1° settembre del 1577 il card. Alessandro Farnese il giovane fece traslare le sue spoglie, insieme a quelle di Pp Eutichiano, nella Basilica di S. Lorenzo in Damaso. La reliquia del suo cranio è conservata nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, mentre quella di un braccio, secondo quanto scritto su una lapide del 1091, si trova nella Chiesa di S. Tommaso in Parione.

Per le sue attività nelle catacombe, S. Damaso I è il protettore degli archeologi.

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