Il malocchio

 

 

«Padre, potremmo star tanto bene, ma pare che tutte le cose vadano storte,
perché siamo tanto invidiati». «La cartomante ci ha detto che le nostre cose
non vanno perché abbiamo addosso il malocchio di persone che non ci
possono vedere».
«La goccia d’olio in mezzo al piatto con l’acqua si disintegra subito perché
siamo tanto invidiati». C’è un foltissimo sottobosco di temute realtà malefiche
che si indicano con la parola «malocchio» o anche con «invidia», «iettatura»
e «scalogna». Cosa pensare?
Don Gabriele Amorth scrive:
«Il malocchio consiste in un maleficio fatto da una persona per mezzo dello
sguardo. Non si tratta, come certuni credono, del fatto che certe persone
portino scalogna se ti guardano storto; queste sono storie. Il malocchio è un
vero maleficio, ossia suppone l’intenzione di nuocere a una determinata
persona con l’intervento del demonio. Di particolare c’è il mezzo che viene
usato per portare a compimento l’opera nefasta: lo sguardo. Ne ho avuti
pochi di casi e non completamente chiari» (G. Amorth, Un esorcista racconta,
cit., p. 124).
Personalmente, per molto tempo non ho creduto a queste cose e spiegavo
alle persone che me ne parlavano che, se io guardo con cattiveria o con
invidia una persona, non è possibile che poi questa si senta male.
Anche per il noto esorcista palermitano, Matteo La Grua, il «malocchio» è
una realtà.
Si tratta, mi spiegò, di persone che sono portatrici di negatività.
Potrebbero anche saperlo, ma a volte non se ne rendono neppure conto. Di
fatto poi scaricano presenze cattive e di disturbo su persone che incontrano.
Non su tutte però, ma su quelle che per sensibilità o per debolezza psichica
sono recettive.
Se in un secchio d’acqua immergo una sbarra di ferro, non si impregna
affatto; se vi immergo un pezzo di legno, si impregna un po’, ma se ci metto
dentro una spugna, si riempie d’acqua. Sono i soggetti «spugna», che, a
causa prevalentemente della loro sensibilità, assorbono queste negatività e
stanno male. Basandomi su queste spiegazioni, ho poi potuto capire molte
situazioni delle quali prima non riuscivo a capirne il senso. È necessario
precisare la diversità di questa forma malefica dal maleficio.
1 – La fattura o maleficio è molto più forte e sistematica e ha sempre bisogno
di oggetti fisici fatturati. Il malocchio è molto più leggero e non è legato a
oggetti fatturati. Ogni qualvolta si riscontrano oggetti nei cuscini, a casa, nello
stomaco, vuoi dire che si tratta di maleficio. Il malocchio invece è semplicemente
un influsso cattivo che viene comunicato di volta in volta
attraverso i vari incontri.
2 – Pur essendo il malocchio più leggero, ha un aspetto terribilmente
pericoloso. Comunicandosi con lo sguardo, in genere opera su persone con
cui ci si incontra abitualmente, e a ogni incontro si rinnova l’influsso cattivo.
Quando avviene su persone che abitano nello stesso condominio o nello
stesso ufficio o laboratorio diventa una vera tortura. Quando, come succede
spesso, si riesce a identificare da chi proviene, scatta il processo di
«suggestione» di cui ho parlato già, e la vita della persona colpita diventa un
vero calvario, un vero calvario, specialmente per chi si trova a vivere in diretto
contatto a causa del lavoro, dell’abitazione o della parentela. L’identificazione
della persona portatrice può avvenire tenendo conto che (sia che ne sia
cosciente o anche ignara) soffre già in se stessa della presenza delle
negatività che poi scarica sugli altri. Quindi non è mai serena, ma triste e
inquieta, con uno sguardo poco rassicurante e modi di comportamento per
niente accattivanti.
3 – La difesa sarebbe molto semplice, se non subentrasse appunto una
suggestione cronica. E un influsso momentaneo che può essere allontanato
portando addosso qualche medaglietta o immagine sacra benedetta. È bene
premunirsi con una breve preghiera prima dell’eventuale incontro, se è possibile
preventivarlo, facendo dopo l’incontro un atto profondo di fede in Gesù e
nella sua potenza di salvezza, con altre invocazioni anche a Maria o ai santi;
poi subito divagarsi, non pensarci, interessarsi di altre cose. Ottima cosa è
anche quella di pregare il Signore per chi emana questi influssi.
LE PRESENZE
Durante un colloquio con una signora, ebbi la chiara sensazione che a un
certo punto lei non mi seguisse più nel ragionamento. Domandai: «Hai capito
bene quello che ti sto dicendo?». Rispose: «Mi ripeta per favore, padre, le
ultime sue espressioni, perché in questo momento lo spirito mi stava dicendo
alcune cose e non ho capito quello che diceva lei». Più simpatico ancora il
fatto di una ragazza che mi interruppe mentre parlavo dicendomi: «Lo spirito
mi suggerisce di dirti che sei un imbecille». Risposi con calma: «Digli che gli
ricambio volentieri il complimento».
Nel dilagare dei fenomeni occulti, diventa sempre più frequente, anche se
non è una esperienza nuova, il fatto delle cosiddette «presenze». Sono molte
le persone che sentono interiormente parlare delle presenze invisibili che le
accompagnano ininterrottamente. È come uno strano compagno di vita e di
viaggio che ti affianca in continuazione, si interessa della tua vita e dei tuoi
problemi, parla, ti spiega, ti consiglia e, anche volendo, non riesci a
liberartene. Un grande esperto, come il padre Matteo La Grua, riesce
ottimamente a fare una variegata panoramica su di un fenomeno così
particolare.
«Un punto difficile di diagnosi restano sempre le presenze estranee che si
autorivelano. Anche sotto il profilo teologico la questione non si può dire
risolta .Nel corso della preghiera si presentano delle entità, le più
diverse,come talvolta avviene nelle sedute spiritiche. Parlano in lingua
volgare, nel dialetto del luogo o in altri dialetti, spesso in lingue, francese,
inglese, tedesco, giapponese, arabo, qualche volta correttamente, più spesso
approssimativamente. Le entità si qualificano come persone morte, di epoca
recente o anche antica, in incidenti di strada o di lavoro, più spesso uccise.
Appartengono alle più disparate categorie sociali, professionisti, operai,
commercianti, casalinghe, pastori, contadini, soldati, preti, frati, suore.
Narrano i particolari della loro vita prima della loro morte violenta, dando le
loro generalità, che tante volte alla verifica risultano vere, altre volte invece
false.
Alcuni di questi «individui» sono entrati spontaneamente, altri sono stati
mandati, o per fare del male o per proteggere una persona. Alcuni si
mostrano cattivi, pieni di livore e di odio, altri invece si mostrano buoni,
religiosi, credenti in Dio. Altri si dicono dannati per sempre, in attesa di
cadere nell’inferno, altri invece sono in viaggio verso Dio, come in uno stato
di purificazione. Tanti esortano la persona a fare opere buone, persuasi che
le opere buone della persona posseduta giovino anche a loro. Ne ho
incontrati di quelli che, rammaricati di non poter amare Dio, tentano di
avvicinarsi a lui e di sentire l’eco dell’amore nella persona posseduta. Spesso
aiutano la persona a pregare, pregano essi stessi nella persona rispondendo
con devozione alle preghiere, o anche pregando spontaneamente.
Alcuni, che si qualificano inviati da Dio, indicano lo stato in cui si trova la
persona posseduta, quanti spiriti ha in corpo, e danno consigli per liberare la
persona. Tanti domandano suffragi, e quando si è pregato per loro mostrano
quiete, gioia, e ringraziano l’orante» (M. La Grua, La preghiera di liberazione,
cit., p. 72).
Il fenomeno delle «presenze» crea un interrogativo che ha anche una grande
importanza sul piano pastorale: «Sono sempre e solo i demoni che in modo
ingannevole cercano di avvicinarsi all’uomo o invece ci sono “spiriti vaganti”
di uomini che, non trovando pace dopo la loro morte, sono alla ricerca di una
compagnia umana a volte con scopi positivi, a volte invece con scopi
devastanti?».
La supposizione che almeno nella gran parte di questi casi non si tratti di
autentici demoni, ma di spiriti vaganti in difficoltà, nasce dalla marcatissima
diversità che c’è tra l’indemoniato e colui che invece sente le presenze:
– nei casi di ossessione i demoni manifestano violenza, odio, rabbia, linguaggi
e gesti di incredibile forza e potenzialità negativa;
– al contrario il rapporto con le presenze non è mai violento, anche se spesso
fastidioso. A volte è addirittura sereno e finalizzato a offrire un sincero aiuto.
Sembrerebbe perciò più logico escludere i demoni e pensare a spiriti vaganti.
Ma c’è un però… E il però viene da una paroletta latina di tre sole lettere:
«mox» che significa «subito». Il Concilio Ecumenico di Lione del 1274, sotto il
titolo «Sorte dei defunti» (numeri 856-859), dice che, dopo la morte, le anime
dei defunti vengono «subito» (mox) assegnate al loro destino eterno di
salvezza o di perdizione. Questa affermazione è stata successivamente
ripresa con parole quasi identiche dal Concilio Ecumenico di Firenze del
1439.
Dunque la dottrina della chiesa non ammette questo libero e indiscriminato
vagare degli spiriti umani dopo la loro morte? Il discorso rimane aperto e
andrebbe affidato ai teologi, che in questi tempi però sembrano in tutt’altre
faccende affaccendati.
La questione, come dicevo, ha una notevole rilevanza sul piano pastorale.
L’esorcismo, che ordinariamente usiamo anche in questi casi, forse non è un
mezzo idoneo perché espressamente diretto contro gli angeli ribelli. Che fare
allora? Io penso, e lo dico quando mi capitano questi casi, che bisogna
ricordare l’inizio del nostro Credo:
«Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili ed invisibili».
Iddio è Creatore e Signore di tutte le realtà, anche invisibili e di qualunque
genere siano. Perciò affidarsi a lui, con la preghiera e con la fiducia, è
sempre efficace per ottenere la liberazione dalle strane «presenze».

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