Santa Francesca Saverio Cabrini

Tra il 1901 e il 1913 emigrarono nella sola America 4.711.000 italiani, di cui 3.374.000 provenivano dal meridione; un vero morbo sociale, un salasso, come lo hanno definito politici e sociologi (anche se non è mancato chi, come Nitti, ha avuto il coraggio di dire che l’emigrazione era un affare per lo Stato, cui recava valuta estera senza rischi di capitali). Ma accanto ai drammi che l’emigrazione suscitò, bisogna ricordare ancor oggi una fragile maestrina di Sant’Angelo Lodigiano: Francesca Saverio Cabrini.

Nata e battezzata il 15 luglio 1850 a Sant’Angelo Lodigiano, in una famiglia ricca di fede e di pietà, Francesca, ultima di tredici figli, iniziò ben presto il cammino di discepola del Signore, che l’avrebbe portata, attraverso misteriosi ed imprevedibili sentieri, a raggiungere le vette della santità.

Svolta decisiva nella sua vita fu l’ingresso nella “Casa della Provvidenza” di Codogno, dove le tribolazioni e le difficoltà consolidarono nel suo cuore l’ardore missionario ed il proposito di consacrarsi totalmente al Signore. Lì ricevette l’abito religioso e più tardi, diplomata maestra elementare, nel 1874, pur conservando il nome Francesca, volle aggiungere quello di Saverio, in memoria del grande missionario gesuita patrono delle missioni.
Grazie all’incoraggiamento ed al sostegno del Vescovo di Lodi, Mons. Domenico Maria Gelmini, Suor Francesca Saverio si staccò con sette Consorelle dalla “Casa della Provvidenza” per fondare, in un antico convento francescano della Città, l’Istituto, allora chiamato delle “Salesiane Missionarie del Sacro Cuore”, che ebbe l’approvazione diocesana nel 1881.
Alle religiose la Madre Cabrini chiedeva l’obbedienza evangelica, la mortificazione, la rinuncia, la vigilanza del cuore, il silenzio interiore, quali virtù necessarie per confermare la propria esistenza a Cristo e per coltivare e vivere l’anelito missionario.
Sopravvenne una fioritura di vocazioni sorprendente e una rapida espansione dell’Istituto in Lombardia ed anche oltre i confini della regione, con l’apertura delle prime case a Roma e l’approvazione pontificia delle “Missionarie del Sacro Cuore di Gesù”, il 12 marzo 1888, ad appena otto anni dalla fondazione.
Questa Compagnia femminile fu la prima sia ad affrontare l’impegno missionario, tradizionalmente prerogativa degli uomini, sia ad essere totalmente autonoma, ovvero non dipendente da un parallelo ramo maschile.

Sono note le parole “Non all’Oriente, ma all’Occidente” rivolte dal Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, 1878-1903) alla Fondatrice, desiderosa di partire per la Cina; parole che diedero nuovo impulso e nuova direzione al suo zelo missionario. L’invito del vicario di Cristo l’orientava verso le masse degli emigranti, che alla fine dell’Ottocento varcavano numerosi l’Oceano verso gli Stati Uniti d’America, spesso in condizioni di estrema indigenza.
Da quel momento l’infaticabile attività apostolica della Madre Cabrini fu sempre più animata dal desiderio di recare la salvezza a tutti e in fretta. « Il Cuore di Gesù – soleva ripetere – fa così in fretta a fare le cose che io non riesco a starci addietro ». Con un gruppo di Suore partì per New York, nel primo dei tanti viaggi che l’avrebbero in seguito vista raggiungere, messaggera di speranza, sempre nuove mete nel suo infaticabile apostolato: il Nicaragua, il Brasile, l’Argentina, oltre che la Francia, la Spagna e l’Inghilterra.

Armata di singolare audacia, dal nulla iniziò scuole, ospedali, orfanotrofi per masse di diseredati avventuratisi nel nuovo mondo in cerca di lavoro, privi della conoscenza della lingua e di mezzi capaci di permettere loro un decoroso inserimento nella società americana e spesso vittime di persone senza scrupoli.
Il suo cuore materno, che non si dava pace, li raggiungeva dappertutto: nei tuguri, nelle carceri, nelle miniere. Per nulla intimorita dalla fatica e dalle distanze, Madre Cabrini si portava da New York al New Jersey, dalla Pennsylvania all’Illinois, dalla California alla Louisiana e al Colorado : ventotto traversate atlantiche e l’attraversamento delle Ande per raggiungere Buenos Aires partendo da Panama.
A chi si mostrava con lei ammirato per il successo di tante opere, Madre Cabrini rispondeva con sincera umiltà: « Tutte queste cose non le ha fatte forse il Signore? ». Tradotte in cifre queste opere costituivano ben trenta fondazioni in otto diverse nazioni.

La morte la coglie sulla breccia, dopo un ennesimo viaggio, a Chicago, il 22 dicembre 1917.
Il suo corpo venne portato trionfalmente a New York, nella chiesa annessa alla “Mother Cabrini High School”, perché fosse vicino agli emigrati.
Ancora oggi, negli Stati Uniti, ove continua ad essere chiamata familiarmente col nome di «Madre Cabrini», è sorprendentemente viva la devozione verso colei che, pur amando la sua patria d’origine, volle prendere , nel 1909, la cittadinanza americana.

Fu beatificata da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939), nel 1938, ad appena 21 anni dalla morte, e fu canonizzata il 7 luglio 1946 dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958).
Questi, durante l’Anno Santo del 1950, volle proclamare “Patrona degli emigranti” questa piccola donna che, difendendo la dignità di quanti erano costretti a vivere lontani dalla Patria, si era fatta indomita costruttrice di pace.
Al 31 dicembre 2005, la congregazione contava 408 religiose in 84 case.

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