In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me

Come è logico, è l’evangelista che introduce Giovanni Battista nel discorso su Dio “Un abisso chiama l’abisso” alla voce dei divini misteri (Sal 42,8): l’evangelista racconta la storia del precursore. Chi ha avuto la grazia di conoscere “il Verbo che era in principio” (Gv 1,1) ci parla di chi ha ricevuto la grazia di venire prima del Verbo incarnato… Non dice semplicemente: ci fu un inviato da Dio, ma “Venne un uomo mandato da Dio” (Gv 1,6). Parla così per distinguere il precursore, che partecipa solo dell’umanità, e l’uomo che, unendo strettamente in sé la divinità e l’umanità, è venuto dopo; per separare la voce che passa dal Verbo che resta per sempre in modo immutabile; per suggerire che uno è la stella del mattino che appare all’alba del Regno dei cieli e dichiarare che l’altro è il Sole di giustizia che gli succede (Mal 3,20). Distingue il testimone da colui che invia, la lampada vacillante dalla luce splendida che riempie l’universo (cfr Gv 5,35) e che dissipa le tenebre della morte e del peccato per tutto il genere umano…

“Venne un uomo mandato” . Da chi? Da Dio Verbo che egli ha preceduto. La sua missione era di essere precursore. E’ con un grido che invia la sua parola prima di lui: “Voce di uno che grida nel deserto” (Mt 3,3). Il messaggero prepara la venuta del Signore. “Il suo nome era Giovanni” (Gv 1,6): gli è stata data la grazia di essere precursore del Re dei re, colui che rivela il Verbo sconosciuto, che battezza in vista della nascita spirituale, il testimone della luce eterna per mezzo della sua parola e del suo martirio.

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