Padre Pio e il Diavolo

L’intervento del diavolo, nell’itinera­rio spirituale di Padre Pio è un fenome­no, a prima vista, sconcertante. Si trat­ta di un duello a morte, senza tregua e senza risparmi di colpi, tra l’anima ed il suo accanito nemico.

Innumerevoli sono le insidie, assidui gli attacchi, atroci le tentazioni. Ascoltiamolo in alcune sue lettere del 1912-1913:

«L’altra notte la passai malissimo; quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamen­te. Molte furono le diaboliche suggestio­ni che mi poneva davanti alla mente, pensieri di disperazione, di sfiducia ver­so Dio; ma viva Gesú, poiché io mi scher­mii col ripetere a Gesú: vulnera tua, merita mea. Credevo proprio che fosse quella propriamente l’ultima notte di mia esistenza; o, anche non morendo, perde­re la ragione. Ma sia benedetto Gesú che niente di ciò s’avverò. Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio andò via, un freddo s’impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a pie­di, come una canna esposta ad un im­petuosissimo vento. Durò un paio d’ore. Andai del sangue per la bocca»

«E tutt’altro che spaventarmi, mi pre­parai alla pugna con un beffardo sorriso sulle labbra verso costoro. Allora sí che mi si presentarono sotto le piú abominevoli forme e per farmi prevari­care incominciarono a trattarmi con guanti gialli; ma grazie al cielo, 1i stri­gliai per bene, trattandoli per quello che valgono. Ed allorché videro andare in fumo i loro sforzi, mi si avventaro­no addosso, mi gittarono a terra e mi bussarono forte forte, buttando per aria guanciali, libri, sedie, emettendo in pari tempi gridi disperati e pronun­ziando parole estremamente sporche» (18-1-1913).

«Quei cosacci ultimamente, nel rice­vere la vostra lettera, prima di aprirla mi dissero di strapparla ovvero l’avessi but­tata nel fuoco […]. Risposi loro che nulla sarebbe valso a smuovermi dal mio pro­posito. Mi si scagliarono addosso come tante tigri affamate, maledicendomi e minacciandomi che me lo avrebbero fatto pagare. Padre mio, hanno mantenuto 1a parola! Da quel giorno mi hanno quoti­dianamente percosso. Ma non mi atter­risco» (1-2-1913; cf. anche 13-2-1913; 18-3-1913; 1-4-1913; 8-4-1913.

«Ormai sono sonati ventidue giorni continui che Gesú permette a costoro [brutti ceffoni] di sfogare 1a loro ira sai di me. Il mio corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse che ha contato fino al presente per mano dei nostri nemici» (13-3-1913).

«Ed ora, babbo mio, chi potrebbe narrarvi tutto quello che ho dovuto so­stenere! Sono stato solo di notte, solo di giorno. Una guerra asprissima s’impe­gnò da quel giorno con quei brutti co­sacci. Volevano darmi ad intendere di essere stato rigettato finalmente da Dio» (18-5-1913).

La sofferenza piú atroce è causata dalla incertezza di corrispondenza alle esigenze dell’amore e della paura di dispiacere a Gesú. È questa una idea che ritorna spesso nelle lettere.

«Di tutto ciò [le tentazioni impure] me ne rido come cose da non curarsi, seguendo il suo consiglio. Solo però mi addolora, in certi momenti, di non esser certo se al primo assalto del nemico fui pronto a far resistenza» (17-8-1910).

«Queste tentazioni mi fanno tremare da capo a piedi di offendere Iddio» (1-10­1910; cf. anche 22-10-1910; 29-11-1910).

«Ma di niente ho paura, se non del­l’offesa di Dio» (29-3-1911).

Padre Pio si sente piú schiacciato dalla forza di Satana che lo conduce sull’orlo del precipizio e lo spinge sulla via della disperazione e chiede, con animo pieno di angoscia, aiuto ai suoi direttori spirituali:

«La lotta con l’inferno è arrivata al punto in cui non si può piú andare piú innanzi […]. La battaglia è superlativamente ed estremamente aspra, a me sembra di soc­combere da un istante all’altro» (1-4-1915).

«Veramente vi sono dei momenti, e questi non sono rari, nei quali mi sento come schiacciato sotto la potente forza di questo triste cosaccio. Non so proprio a quale mezzo appigliarmi; prego, e molte volte 1a luce tarda a venire. Cosa devo fare? Aiutatemi, per carità, non mi ab­bandonate» (15-4-1915).

«I nemici insorgono, o padre, di con­tinuo contro la navicella del mio spirito e tutti d’accordo mi gridano: abbattiamolo, schiacciamolo, perocché è debole e non potrà a lungo resistere. Ahimé, padre mio, chi mi libererà da questi leoni ruggenti, tutti pronti a divorarmi?» (9-5-1915).

L’anima attraversa momenti di estre­ma violenza; sente la forza schiaccian­te del nemico e la sua congenita debo­lezza.

Vediamo con quale vivacità e reali­smo Padre Pio esprime questi stati d’animo:

«Deh! per carità non mi negate il vostro soccorso, non mai negate i vostri ammaestramenti, sapendo che il demo­nio piú che mai va infierendo contro la navicella del mio povero spirito. Padre mio, non ne posso proprio piú, mi sento venir meno tutte le forze; la battaglia è proprio al suo ultimo stadio, da un momento all’altro mi sembra di rimaner soffocato dalle acque della tribolazione. Ahimé! chi mi salverà? Sono solo a combattere, e di giorno e di notte, contro un nemico sí forte e sí potente. Chi vin­cerà? A chi sorriderà la vittoria? Si combatte estremamente da ambo le parti, padre mio; a misurare le forze da ambe­due le parti, mi veggo debole, mi veggo fiacco di fronte alle schiere nemiche, sono sul punto di essere schiacciato, di essere ridotto al nulla. Breve, tutto calcolato, il vinto a me sembra che debba propria­mente essere io. Ma che dico mai?! È possibile che il Signore il permetterà?! Giammai! Sento ancora rizzarsi, qual gigante, nella piú intima parte del mio spirito la forza di gridare forte al Signo­re: “Salvami, che son per perire”» (1-4­1915).

«La debolezza del mio essere mi fa tremare e mi fa sudar freddo; satana con le sue arti maligne non si stanca di muovermi guerra e di espugnare la pic­cola fortezza, col prenderla d assedio per ogni dove. Insomma, Satana è per me come un potente nemico, che risoluto di espugnare una piazza, non si contenta da assalirla in una cortina o in un ba­stione, ma tutta per ogni parte la circon­da, in ogni parte l’assalta, in ogni parte la tormenta. Padre mio, le arti maligne di Satana m’incutono spavento; ma da Dio solo, per Gesú Cristo, spero 1a grazia di ottenere sempre la vittoria e giammai la disfatta» (4-8-1917).

La causa delle maggiori amarezze per l’anima è la tentazione contro la fede. L’anima ha paura di inciampare ad ogni piè sospinto. La luce che viene dagli uomini non vale a rischiare l’in­telligenza. È la dolorosa esperienza di ogni giorno ed ogni momento.

La notte dello spirito diventa sem­pre piú oscura ed impenetrabile. Il 30 ottobre 1914, scrive al direttore spiri­tuale:

«Mio Dio, quegli spiriti maligni, pa­dre mio, fanno tutti gli sforzi per perder­mi; vogliono vincermi per forza; sembra che approfittino proprio della mia debo­lezza fisica per maggiormente sfogare contro di me il loro livore ed in tale stato veder se sia loro possibile strapparmi dal petto quella fede e quella fortezza che mi viene dal Padre dei lumi. In certi mo­menti mi veggo proprio sull orlo del pre­cipizio, sembrami allora che la pugna sia per arridere a quei birbaccioni; mi sento proprio tutto, tutto scuotermi; un’agonia mortale attraversa il mio po­vero spirito, riversandosi pure sul pove­ro corpo e tutte le membra me le sento rattrappirsi. La vita allora davanti a me la veggo come se mi si arrestasse: ella è sospesa. Lo spettacolo è assai triste e luttuoso: solo chi ne è stato posto alla prova potrà immaginarselo. Quanta è dura, padre mio, la prova che ci mette all’estremo rischio di offendere il Salva­tore e Redentore nostro! Sì, qui si gioca il tutto per tutto» (cf. anche 11-11-1914 e 8­12-1914).

Potremmo continuare a lungo sul­l’aspra lotta tra Padre Pio e Satana, durata tutta una vita e chiudiamo que­st’argomento con un ultimo brano di una lettera che Padre Pio scriveva a Padre Agostino il 18 gennaio 1912: «Barbablú non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni in qua mi viene a visitare assieme con altri suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio sotto le proprie forme.

Chissà quante volte mi ha gittato dal letto trascinandomi per la stanza. Ma pazienza! Gesú, la Mammina, l’Angio­letto, san Giuseppe ed il Padre San Fran­cesco sono quasi sempre con me».

A titolo di curiosità elenchiamo gli epiteti rivolti da Padre Pio al suo rivale, riscontrati nella corrispondenza episto­lare dal gennaio 1911 al settembre 1915: baffettone, baffone, barbablú, birbaccio­ne, infelice, spirito maligno, cosaccio, brutto cosaccio, brutto animalaccio, tri­ste cosaccio, brutti ceffoni, impuri spiri­ti, quei disgraziati, malvagio spirito, bestiaccia, maledetta bestia, apostata infame, impuri apostati, facce patibola­ri, fiere che ruggiscono, insidiatore ma­ligno, principe delle tenebre.

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