Beato Giuseppe Allamano

Giuseppe Allamano nasce a Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) il 21 gennaio 1851. Castelnuovo è terra di personaggi e santi. Nel 1811 vi nacque S. Giuseppe Cafasso, il formatore del clero torinese, definito da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) “la perla del clero italiano”. Sua sorella Maria Anna è la mamma di Giuseppe Allamano. Cinque anni più tardi venne alla luce in frazione Becchi un’altra eccelsa figura: S. Giovanni Bosco. A ridosso della piazza centrale del paese c’è la casa natale di un altro personaggio: il Cardinale Giovanni Cagliero, pioniere delle missioni salesiane in Patagonia. A sette chilometri da Castelnuovo si affaccia, sulla cima di un colle, Piovà Massaia: è il paese natale di Guglielmo Massaia, il grande evangelizzatore dell’Etiopia dell’ottocento. Vicino a Castelnuovo c’è pure Riva di Chieri, dove nacque S. Domenico Savio.

Quarto di cinque figli, Giuseppe Allamano perse il padre quando aveva appena tre anni e la conduzione della famiglia pesò sulle spalle della mamma. Animata da grande carità verso i poveri, donna forte e di grande fede, ebbe sul figlio l’influsso che mamma Margherita esercitò su Don Bosco. Due donne che evidenziano il valore dell’educazione familiare.

Undicenne, Giuseppe Allamano approda a Torino per entrare nell’oratorio di Don Bosco dove vi compie gli studi ginnasiali, sotto la guida del santo educatore, al quale – confessa – rivela tutto. Don Bosco, a sua volta, vede in lui la stoffa di un ottimo salesiano e lo esorta a diventarlo. Ma Giuseppe non si sente chiamato per quella strada. E al termine degli studi lascia l’oratorio insalutato ospite. “Me l’hai fatta grossa! ”, gli dirà più tardi Don Bosco.

Tornato a casa continua a studiare e matura la definitiva decisione: entrare in seminario per essere sacerdote della diocesi torinese. I fratelli pongono qualche resistenza, invitandolo ad attendere. Ma egli risolve definitivamente la questione, dicendo: “Il Signore mi chiama oggi. Non so se mi chiamerà tra due o tre anni! ”. Ed entra in seminario.

Il 20 settembre 1873, a 22 anni, viene ordinato sacerdote diocesano di Torino. Assistente ed in seguito direttore spirituale del Seminario; nel 1880 viene nominato rettore del Santuario della Consolata.

Nel 1882 riapre il Convitto Ecclesiastico e negli anni successivi avvia importanti opere di ristrutturazione del Santuario.
Nel 1898 redige il primo bollettino del Santuario, uno strumento all’avanguardia per la fine dell’800.

Il 29 gennaio 1901 fonda l’Istituto Missioni Consolata che nel 1902 avvierà le sue attività di apostolato con la partenza per il Kenya dei primi quattro missionari: due sacerdoti e due coadiutori.L’anno successivo, per rispondere alle necessità della missione keniota ed in collaborazione con Giuseppe Benedetto Cottolengo, vengono inviate delle suore vincenzine.

Vista la necessità della presenza femminile nell’opera di apostolato, nel 1910, fonda l’istituto Suore Missionarie della Consolata. Per comprendere la profonda spiritualità missionaria di Giuseppe Allamano sono preziosi i suoi scritti e notoriamente certe frasi fra le quali :
“Prima santi poi missionari » – “Come Missionari poi, dovete essere non solo santi, ma santi in modo superlativo. Non bastano tutte le altre doti per fare un Missionario! Ci vuole santità, grande santità. I miracoli si ottengono non tanto con la scienza, quanto piuttosto con la santità”- “Ecco, o miei cari, la santità che io vorrei da voi: non miracoli ma far tutto bene.”
-“I Santi sono santi non perché abbiano fatto dei miracoli, ma perché bene omnia fecerunt”.
-“Il bene fa poco rumore: il molto rumore fa poco bene. Il bene va fatto bene e senza rumore”.

Lui sente però che sull’evangelizzazione bisogna scuotere l’intera Chiesa per cui, nel 1912, con l’adesione di altri capi di istituti missionari, denuncia a S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914) l’ignoranza dei fedeli sulla missione, per l’insensibilità diffusa nella gerarchia.
Chiede al Papa di intervenire contro questo stato di cose ed in particolare propone di istituire una giornata missionaria annuale, “con obbligo d’una predicazione intorno al dovere e ai modi di propagare la fede”.
Declinano le forze di S. Pio X, scoppia la guerra nei Balcani…l’audace proposta cade. Ma non per sempre: Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) realizzerà l’idea di Giuseppe Allamano, istituendo, il 14 aprile 1926, la Giornata Missionaria Mondiale.
Lui è già morto, l’idea ha camminato. E altre cammineranno dopo, come i suoi missionari e missionarie (oltre duemila a fine XX secolo, in 25 Paesi di quattro Continenti).

Giuseppe Allamano si spegne a Torino il 16 febbraio 1926; la sua salma ora è conservata e venerata nella Casa Madre dei Missionari della Consolata, a Torino.

San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) lo ha proclamato Beato il 7 ottobre 1990, in Piazza S. Pietro a Roma.

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