San Corrado Confalonieri, Eremita


Corrado nasce a Calendasco (PC) nel 1290. Egli discende dalla nobile casata dei Confalonieri che, oltre ad abitare in Piacenza, avevano vasti feudi assegnati loro quale privilegio di essere una famiglia guelfa fedele alla Chiesa.
A Piacenza, nel palazzo dei conti Caracciolo, che ha la facciata principale su via Borghetto, è tradizione che sia vissuto Corrado Confalonieri. Nel portico interno si apriva un pozzo, che ancora oggi conserva il nome di S. Corrado, al quale i fedeli si recavano per attingervi l’acqua.
Il Confalonieri nel 1313 era sui ventitré anni nel vigore delle forze. In un giorno del giugno di quell’anno usciva dal suo castello di Celleri, ove ancora si può vedere la stanza dove nacque. Aveva con se un seguito di servi per andare a caccia, la quale allora si faceva con frecce e reti. Incominciò a percorrere i boschi verso Travazzano, nel luogo ora detto case Bruciate. Il giovane, guidato lontano dai cani che dovevano spingere la selvaggina nei lacci, si avvide che le lepri inseguite si erano acquattate sotto alcuni rovi dai quali i cani non riuscivano a stanarle. Una malaugurata idea balenò nella mente del cacciatore. Raccolte delle sterpaglie ne circondò i cespugli, quindi, percossa con l’acciarino la pietra focaia, ne ottenne delle scintille ed appiccò il fuoco al roveto, contento di averne fatto uscire le lepri.
Ottenuta una buona cacciagione, il Confalonieri tornò a casa e non vide quello che accadde poi: la piccola fiamma propagatasi da sterpo a sterpo a poco a poco era diventata un grande incendio, devastando boschi, campi e case.
Molta gente accorse sul posto. Qualcuno indicò un povero contadino che si aggirava da quelle parti forse nell’intento di approfittare della paura per qualche furto. Il contadino fu ritenuto l’incendiario e come tale condannato a morte.

Un triste corteo sfilava un mattino a Piacenza davanti alla casa dei Confalonieri. Era composto da guerrieri e sacerdoti. Si udiva il tintinnare delle catene e delle sonanti armature e, insieme, il mormorio di lugubri preghiere. Si conduceva al supplizio il presunto incendiario.
Corrado Confalonieri si accorse di quanto stava accadendo e sentì rimorso del suo codardo silenzio. La sua generosa natura si svegliò d’improvviso, balzò in piedi, chiamò i suoi alle armi e si precipitò in strada. Grazie alla sorpresa non gli fu difficile impadronirsi del prigioniero, portarlo nel suo palazzo e chiuderlo in luogo sicuro. Più difficile era per lui, guelfo, difendersi da Galeazzo Visconti, allora vicario imperiale, nell’incontrastato prevalere dei ghibellini.

Il Confalonieri, comunque, non esitò a presentarsi al palazzo del Comune dove risiedeva il terribile Visconti che non riusciva a togliersi dalla mente che l’incendio fosse un attentato dei guelfi. L’insolita lealtà che si leggeva sul viso del giovane, lo aiutò. Grazie alle parole adatte e opportune svanì l’ira del Ghibellino e ottenuta la libertà dell’innocente che già si era sentito il capestro alla gola.
Il Confalonieri era tenuto a rifondere i danni arrecati involontariamente grazie alla propria imprudenza? Forse la legge e la coscienza non lo obbligavano, ma egli con grande magnanimità preferì offrire ogni suo avere per rifondere i danni, consenziente la sua giovane sposa Eufrosina da Lodi.

Ridotti entrambi in estrema povertà, lei prese il velo nel patrio monastero di S. Chiara, egli si iscrisse al terz’ordine dei Frati Minori. Dopo qualche anno, ormai sicuro della vocazione della consorte, Corrado, in abito da romeo, partì dal piacentino senza che nessuno sapesse dove era diretto. Si seppe poi che, dopo non poche peripezie, aveva preso dimora in Sicilia in una grotta a tre miglia da Noto dove visse infine una vita anacoretica, da eremita.

Corrado Confalonieri muore nella grotta dei Pizzoni il 19 febbraio del 1351; verrà seppellito nella Chiesa di San Nicolò a Noto Antica, secondo le sue volontà. In seguito il corpo è traslato nella bellissima Cattedrale di Noto ove è venerato da parecchi secoli. Per i suoi miracoli fu subito venerato come santo dai fedeli della zona di Noto.

L’iter relativo alla beatificazione e poi santificazione di Corrado Confalonieri è assai ricca di sviluppi. Già subito dopo la morte si avviarono le procedure che per quel periodo erano meno complesse, cioè già il vescovo locale, che allora era quello di Siracusa, poteva procedere egli stesso alla santificazione di una persona vissuta in virtù eroiche testimoniate oltre che dalla vita stessa anche da persone viventi che avevano conosciuto la persona nomata alla santità.

Lo stesso vescovo di Siracusa (sotto la cui cura ricadeva all’epoca anche la città di Noto) aveva assistito personalmente al miracolo dei pani compiuto da Corrado. Il vescovo accertò di persona che egli viveva in una grotta nelle montagne netine senza nulla di ciò che serve alla vita comune: eppure Corrado porse al vescovo del pane caldo e fragrante, meravigliando lo stesso che ne riportò fedele memoria. Subito dopo la morte del santo si diede inizio alla causa. Sospesa poi per cause legate ad eventi politici e civili, riprese nel 1400, ancora nel 1500 e si concluse positivamente.

Nel 1515 con un breve di Pp Leone X (Giovanni de’ Medici, 1513-1521) ne fu permesso ufficialmente il culto. Nominato patrono di Noto è oggetto ancor oggi di un grande culto.

I piacentini impararono la devozione per il loro concittadino dai siciliani. Nel 1615 Gianluigi Confalonieri, prima laico e ammogliato, poi sacerdote e canonico, dedicò una cappella in duomo al santo della sua famiglia. Per dotarla di una reliquia, sessantenne ed infermo intraprese un viaggio per quei tempi assai arduo. In Noto ottenne parte del braccio e la mano sinistra del Santo, e morì contento di essere andato a riposare presso la tomba del suo avo.

S. Corrado si festeggia il 19 febbraio nell’anniversario della morte (“dies natalis”) e l’ultima domenica di agosto a ricordo della sua beatificazione.

Significato del nome Corrado : “consigliere audace” (franco-tedesco).

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