Il combattimento spirituale

Se le guerre [dell’Antico Testamento] non avessero simboleggiato le guerre spirituali, ritengo che i libri storici dei giudei non sarebbero mai stati trasmessi ai discepoli di Cristo, lui che è venuto per insegnare la pace. Mai sarebbero stati trasmessi dagli apostoli come lettura da fare nelle assemblee. A cosa infatti avrebbero potuto servire tali descrizioni di guerre per coloro che hanno sentito dire da Gesù: « Vi do la mia pace, vi lascio la mia pace » (Gv 14,27), per coloro ai quali è stato ordinato da Paolo: « Non fatevi giustizia da voi stessi » (Rom 12,19) e « Perché non subire piuttosto l’ingiustizia? Perché non lasciarvi piuttosto privare di ciò che vi appartiene? » (1 Cor 6,7)

Paolo sa benissimo che non abbiamo più da fare battaglie materiali; invece occorre combattere con ogni sforzo, nel nostro animo, contro i nostri nemici spirituali. Come farebbe il capo di un esercito, egli dona questo precetto ai soldati di Cristo: « Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo » (Ef 6,11). E affinché potessimo guardare alle azioni degli antichi, come a modelli per le guerre spirituali, ha voluto che ci fosse letto nell’assemblea il racconto delle loro imprese. Così, se saremo spirituali, noi che impariamo che la « legge è spirituale » (Rom 7,14), ci avvicineremo a tale lettura delle « cose spirituali in termini spirituali » (1 Cor 2,13). Così possiamo considerare attraverso quelle nazioni che hanno combattuto visibilmente Israele, quale è la potenza di queste nazioni di nemici spirituali, di questi « spiriti del male che abitano nelle regioni celesti » (Ef 6,12), che sollevano guerre contro la Chiesa del Signore, nuovo Israele.

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Non son venuto per abolire la Legge, ma per darle compimento

Abbiamo visto Cristo obbedire alla Legge di Mosè, cioé Dio, il legislatore, si sottometteva, come uomo, alle sue leggi. E’ quanto ci dice Paolo…: “Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge” (Gal 4,4-5). Perciò Cristo ha riscattato dalla maledizione della Legge coloro che ne erano i soggetti, ma che non l’osservavano. In che modo li ha riscattati? Compiendo questa Legge; in altre parole, per cancellare la trasgressione di cui Adamo si era reso colpevole, si è fatto obbediente e docile al posto nostro, verso Dio Padre. Poiché è scritto: “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione” (Rom 5,18). Con noi ha piegato il capo davanti alla Legge e l’ha fatto secondo il piano divino dell’Incarnazione. Infatti “doveva compiere perfettamente ciò che era giusto” (cfr Mt 3,15).

Assunta pienamente la condizione di servo (Fil 2,7), proprio perché la condizione umana lo metteva fra coloro che portano il giogo, ha pagato come tutti le tasse agli esattori, quando per natura, in quanto Figlio, ne era dispensato (Mt 18,23-26). Perciò, quando lo vedi osservare la Legge, non essere meravigliato, non pensare fra gli schiavi colui che è libero, ma pensa quanto è grande e profondo tale disegno.

Perdonare di cuore a suo fratello

Sapete quello che diremo a Dio nella preghiera prima di giungere al momento della comunione: « Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. » Preparatevi dunque dentro di voi a perdonare, poiché state per incontrare queste parole nella preghiera. Come le direte? Forse non le direte? In definitiva, questa è proprio la mia domanda: Direte queste parole, sì o no? Detesti tuo fratello e pronunci: « rimetti a noi come noi rimettiamo ». – Evito queste parole, dici. Ma, allora, stai veramente pregando? State ben attenti, fratelli. Fra poco, pregherete: perdonate con tutto il cuore!

Guarda Cristo appeso sulla croce. Ascoltalo pregare: « Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno » (Lc 23, 34). Forse dirai: lui poteva fare questo, io no. Sono uomo e lui è Dio. Non puoi imitare Cristo? Perché allora l’Apostolo Pietro ha scritto: « Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme » ( Pt 2, 21)? Perché l’Apostolo Paolo ci scrive: « Fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi » (Ef 5, 1)? Perché il Signore stesso ha detto « Imparate da me, che sono mite e umile di cuore » (Mt 11, 29)? Tergiversiamo, cerchiamo delle scuse quando pretendiamo che sia impossibile ciò che non vogliamo fare… Fratelli miei, non accusiamo Cristo di averci dato comandamenti troppo difficili, impossibili da attuare. In tutta umiltà, diciamogli piuttosto, insieme con il Salmista: « Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi » (Sal 119, 137).

La quaresima conduce al battesimo

Ti sei avvicinato, hai visto il fonte battesimale, hai visto anche il vescovo accanto al fonte. E sicuramente ti è venuto in mente lo stesso pensiero che si era insinuato nell’animo di Naaman, il Siro (2 R 5,14). Infatti prima di essere stato mondato, aveva dubitato… Temo che qualcuno abbia detto: «Tutto qui?» Sì, qui c’è veramente tutto: l’innocenza, la pietà, la grazia, la santità. Hai visto quello che hanno potuto vedere gli occhi del tuo corpo…; ciò che non vediamo è infinitamente più grande…, infatti ciò che non vediamo è eterno… C’è qualcosa di più stupefacente dell’attraversamento del Mar Rosso degli Israeliti, per prefigurare il battesimo? Eppure tutti coloro che l’hanno attraversato sono morti nel deserto. Al contrario, colui che attraversa il fonte battesimale, cioè che passa dai beni terreni ai beni celesti… non muore bensì risorge.

Naaman era lebbroso… Appena arrivato, il profeta gli disse: «Va’, bagnati nel Giordano e sarai guarito». Si mise a riflettere e disse dentro di sé: «Tutto qui? Sono venuto dalla Siria fino alla Giudea e mi viene detto: Va’, bagnati nel Giordano e sarai guarito. Forse i fiumi del mio paese non sono migliori?» I suoi servi gli dissero: «Signore, perché non fai ciò che dice il profeta? Fallo e prova». Allora egli scese e si lavò nel Giordano e fu guarito.

Che cosa significa? Hai visto l’acqua, ma un’acqua qualsiasi non guarisce, invece l’acqua che possiede la grazia di Cristo guarisce. C’è una differenza tra l’elemento e la santificazione, tra l’atto e l’effetto. L’atto viene compiuto con l’acqua, ma l’effetto viene dallo Spirito Santo. L’acqua non guarisce se lo Spirito non è disceso a consacrarla. Hai letto che quando il nostro Signore Gesù Cristo ha istituito il rito del battesimo, è venuto da Giovanni e questi ha detto: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?» (Mt 3,16)… Cristo è sceso; Giovanni che battezzava gli stava accanto; ed ecco che, come una colomba, scese lo Spirito Santo… Perché Cristo scese per primo e poi lo Spirito Santo? Per quale motivo? Perché non sembrasse che il Signore avesse bisogno del sacramento della santificazione. E’ lui che santifica, e anche lo Spirito santifica.