Mia figlia ha ottenuto la guarigione grazie alla “Medaglia Miracolosa”

Quando mia figlia era piccolissima, aveva circa 8 mesi, non si sa come, entrò in contatto con un virus e da quel momento è stata una continua angoscia.

Questo virus che non si riesce a debellare, attacca a caso una volta un organo e poi un altro e la mia piccolina prima venne colpita agli occhi, poi al naso, poi alla gola ed ora aveva attaccato un polmone.

Immaginate la sua sofferenza e la mia, anche perchè sono un medico e mi sentivo così impotente di fronte a questo terribile virus.

Un giorno, nello studio che divido con un mio collega, aprii il mio cassetto per prendere un ricettario e vidi qualcosa che brillava. Era una medaglia ovale con l’immagine della Vergine Maria (la medaglia miracolosa).

La tenni tra le dita pensando alla mia bambina e poi la rimisi nel cassetto superiore, doveva essere del mio collega e là la rimisi.

La volta successiva a studio, nuovamente serviva il ricettario, nuovamente aprii il cassetto e …… nuovamente trovai la medaglietta della Vergine Maria.

Sarà stata la disperazione, l’angoscia, il desiderio che mia figlia guarisse a farmi prendere in mano quella medaglietta e a considerarla mia, per me.

Pregai, la mia piccola soffriva coi polmoni, non potevo fare nulla, pregai.

Quel pomeriggio nuovamente ero dallo specialista con mia figlia, stranamente sembrava migliorata se non guarita, ma tante delusioni avevo già provato per questo tremendo virus che evitavo quasi anche di sperare.

La mia bambina era con il medico nella stanza, io aspettavo fuori, aprii la borsa e la medaglietta mi cadde sulle mani, l’accarezzai, alzai gli occhi verso la finestra che avevo di fronte e che dava sugli alberi quando, all’altezza del mio sguardo, vidi un’ovale luminosissimo quasi accecante, attonita continuai a cercare di guardare e nell’ovale intuii la sagoma di una figura femminile poi, dopo un attimo, tutto scomparve, avevo solo i rami degli alberi davanti a me e rimasi a fissare la finestra.

Dopo un poco, il medico specialista aprì la porta, era raggiante: – La notizia è questa – esordì – tua figlia è completamente guarita.

Non ci sono parole per dirvi quello che ho provato e anche se volessi cercarle ad ogni costo non le troverei.

Ho solo una parola scritta grande dentro il mio cuore: GRAZIE.

Chiara

I carismi di Natuzza Evolo

È ancora l’angelo custode che accompagna Natuzza in quella che i suoi figli chiamano “i viaggi della mamma” e che lei invece paragona a un film visto in televisione, perché si ritrova come catapultata nella scena, cosciente che il suo corpo fisico è a Paravati, ma anche che spiritualmente si trova in un altro ambiente, anche lontano parecchi chilometri.
Il professor Valerio Marinelli, che ha scritto cinque volumi sui carismi di Natuzza, fino al 1996 ha personalmente raccolto e pubblicato le testimonianze di oltre trecento persone che l’hanno vista in bilocazione. E se un solo studioso è arrivato a quel numero, è ragionevole ritenere che alcune migliaia di persone in questi settant’anni abbiano avuto l’occasione di conoscere Natuzza traslata misteriosamente nella loro abitazione. A qualcuno è successo anche di più: l’hanno vista spostare degli oggetti, addirittura trasportarli da un luogo all’altro, oppure lasciare sul posto visitato un suo scritto con il sangue (emografia) o un meraviglioso profumo di fiori.

San Giovanni Bosco e soprattutto Padre Pio hanno avuto questa stessa facoltà. Ma la cosa più straordinaria è la controprova: il fatto, cioè, che Natuzza, quando va a trovarla una persona da lei visitata in bilocazione, anticipi e moltipllchi lo stupore, raccontandole per filo e per segno cosa avevano fatto durante la sua visita, come era arredata la casa, chi erano le persone presenti al momento e una infinità di sorprendenti dettagli che solo un visitatore vero potrebbe ricordare.
La bilocazione di Natuzza viene percepita in tanti modi, con almeno quattro dei cinque sensi, dalla vista all’udito, dall’olfatto al tatto, ma anche con la modalità del sogno-visione. Ed è sempre finalizzata alla sua missione cristiana di consolazione degli afflitti. Non a caso, spesso si biloca in compagnia dei parenti defunti.

Scrive con il suo sangue
Le apparizioni di Gesù e della Madonna, la visione continua del suo angelo custode, i colloqui con le anime dei defunti e le bilocazioni di Natuzza sono eventi sicuramente prodigiosi, che però appartengono alla sua soggettività. È possibile dubitarne, anche se è veramente difficile non credere di fronte alla dolcezza infinita e all’assoluta umiltà di questa donna.
Ma questa grande personalità mistica presenta anche fenomeni che migliaia di persone hanno potuto verificare con i propri occhi e che sono più concreti e tangibili delle sue visioni private. Il più straordinario, e forse unico al mondo, è l’emografia, la scrittura con il sangue da lei trasudato, che compone, su oggetti vari, frasi compiute di carattere religioso o disegni di simboli liturgici.

«Nel 1975 ero primario del reparto chirurgico dell’ospedale di Catanzaro ed ebbi modo di esaminare le stigmate di Natuzza» racconta il professor Raffaele Basso. «In presenza mia e di mia moglie, Natuzza si applicò sul polso, annodandovelo, un fazzolettino di proprietà di mia moglie. Alcuni minuti dopo lo distaccò dalla ferita e ce lo consegnò. Sul fazzolettino si erano formati il disegno di un’ostia con la scritta IHS all’interno, la figura della Madonna con il rosario, la scritta “preghiera”, il disegno di una corona di spine e di un cuore trafitto da una croce. Durante il periodo nel quale lo tenne al polso, Natuzza rimase sempre alla presenza mia e di mia moglie, e di conseguenza garantisco l’autenticità del fenomeno.»

Questo fenomeno strabiliante è iniziato il giorno della Cresima di Natuzza e ancora oggi è presente in forme molto ridotte. Le analisi scientifiche eseguite all’istituto di Medicina legale dell’università di Messina, confrontando un campione di sangue prelevato a Natuzza e alcune emografie, hanno stabilito che è proprio suo il sangue che ha prodotto le scritte o i disegni.
È del tutto evidente che nessuno è in grado di “comandare” al proprio corpo di essudare sangue, e ancor meno di ordinargli di comporre disegni o scritte. E non bisogna dimenticare che Natuzza non sa leggere e scrivere in italiano, mentre con il suo sangue si sono composte frasi in latino e in greco, in francese e in inglese. In alcuni casi, poi, queste emografie si sono formate all’interno di fazzoletti ripiegati in più strati, quindi non a diretto contatto con la sua cute.

Quando era più giovane e nel pieno delle forze, per molti curiosi era quasi un gioco bussare divertiti alla sua porta e chiederle il souvenir di un’etnografia. Natuzza accontentava tutti; una volta in casa dell’avvocato Colloca lo ha fatto perfino mentre stava friggendo il pesce, inconsapevole del dono misterioso e straordinario che aveva.

Oggi le costa un grande sacrificio, perché le essudazioni di sangue avvengono soprattutto quando rivive sulla sua carne la Passione del Cristo, con dolori lancinanti in ogni parte del corpo.
Grazie, prodigi, opere
Signora, migliaia di persone da ogni parte del mondo possono giurare di essere state miracolate da lei…
«Io sono solo una poveraccia, dico sempre di me che sono un verme di terra… So bene che molti parlano di “miracoli”, ma questa è la cosa più inesatta che si possa dire o che si possa immaginare. I miracoli li fanno solo Gesù e la Madonna! Se fosse per me, io miracolavo tutto il mondo, prima nello spirito e poi nel corpo! Io ho solo pregato, indegnamente, per i drammi personali che migliaia di persone mi raccontano. Quello che faccio io è pregare il Signore, perché abbia pietà di loro e li aiuti. E se qualcuno viene poi per ringraziarmi, dico che devono farlo a Gesù e alla Madonna3.»

Ma sicuramente la sua preghiera è molto ascoltata, e sono alcune migliaia le persone guarite prodigiosamente, anche da malattie con prognosi infausta. Natuzza, neanche fosse una studiosa di teologia, più volte ha distinto le grazie dai miracoli, intendendo le prime un aiuto che possono dare Gesù o la Madonna, ad esempio per il buon esito di un’operazione chirurgica, mentre i secondi si producono quando la guarigione è immediata e completa, con la scomparsa del male. Così Natuzza intervistata da Pino Nano, caporedattore di RAI Calabria. Questo carisma delle guarigioni si associa spesso al dono della illuminazione diagnostica, e spesso i due non sono distinguibili. Con assoluta chiarezza Natuzza, sempre su suggerimento del suo angelo, è in grado di anticipare le diagnosi dei medici, di consigliare l’uso di questo o quel farmaco, di prevedere l’esito di una operazione chirurgica e, talvolta, anche di correggere una diagnosi.
Ma non ha la superbia di affermarlo. «Io, quando sono sicura che l’angelo mi dice che il medico ha indovinato la malattia, dico: fidatevi alla fiducia del medico. Se l’angelo mi dice che il medico non l’ha indovinata, io, per non fare mancanza di carità, non dico che il medico ha sbagliato, ma dico: andate in un altro posto perché più occhi vedono meglio di due.»

Sfogliando le testimonianze di oltre duecento persone, pubblicate nei volumi del professor Valerio Mannelli, si possono scoprire: miracoli “positivi” (quelli che scongiurano la realizzazione di un evento inevitabile, come ad esempio l’essere sepolti da una frana); grazie di guarigione rivolte a bambini, a gente di ogni ceto e nazionalità, perfino a illustri cattedratici e primari ospedalieri in Calabria o a Roma; miracoli di conversione, persone che ritrovano la fede e guariscono nell’anima, e che raccontano di aver avuto l’impressione di essere stati in paradiso quando sono entrati, pieni di scetticismo o con profonde convinzioni atee, nella casa di Natuzza.

Con tutto quello che ha fatto in questi settantanni, ricevendo e consolando alcuni milioni di persone, Natuzza avrebbe potuto diventare miliardaria. Ma al massimo ha accettato un fiore fresco da mettere sotto la statuetta della Madonna o ha promosso piccole collette per aiutare chi era ammalato e non aveva neppure i soldi per comprarsi un’aspirina. Il suo è un apostolato di carità, ha sempre pensato agli altri più che a se stessa.

E adesso che comincia a sentire la fatica dell’età e delle malattie che l’hanno colpita, con quasi due anni di ospedalizzazioni, soffre di non avere più la forza di ricevere oltre cento persone al giorno, come faceva ancora qualche anno fa. Forse l’unica grande gioia che le riempie il cuore è quella di vedere che alcuni suoi grandi sogni si stanno realizzando.

Il 4 dicembre 1986 Natuzza svela un segreto al suo parroco, don Pasquale Barone: la Madonna, molti anni prima, nel lontano 1944, le aveva detto che a Paravati sarebbero sorte opere di contenuto sociale e religioso, dedicate soprattutto agli anziani, ai portatori di handicap e ai giovani. Il parroco informa il vescovo di Mileto, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, e comincia un’avventura che ha, anche questa, del miracoloso, nel nome di Natuzza.

Nel maggio del 1987 viene costituita l’associazione Cuore Immacolato di Maria, Rifugio delle Anime. Il 23 maggio 1992 viene inaugurato il primo Centro Anziani alla presenza di migliaia di persone. Il 14 dicembre 1994 viene tagliato il nastro dell’auditorium polifunzionale, con una ricettività di duecento posti, fulcro propulsore di numerose iniziative religiose e sociali. Il 5 luglio 1998 l’associazione si trasforma in fondazione di religione e di culto, ottenendo l’anno successivo il conferimento degli effetti civili con decreto del ministero dell’Interno.

Nel frattempo è iniziata la costruzione del secondo Centro Anziani, in un angolo della vallata di Paravati dove si può scorgere il campanile della basilica di Mileto. E quando, nel maggio del 1998, i cenacoli di preghiera di tante città creati su impulso di Natuzza sono arrivati a Roma, in piazza San Pietro, il Santo Padre ha benedetto il primo mattone della nuova chiesa di Paravati. Avrà tremila posti a sedere, un grande salone per le confessioni e un piazzale che potrà contenere anche diecimila persone. Sarà una Chiesa a forma di cuore, il cuore di Maria Immacolata.

Il mistero delle emografie di Natuzza Evolo

Don Pasquale Barone è stato parroco a Paravati mentre era in vita Mamma Natuzza. E’ stato quindi testimone diretto di tutti i fenomeni straordinari di cui la devota donna calabrese era depositaria. Racconta tutto in un volume dal titolo “Testimone di un Mistero”, e ai microfoni della popolare trasmissione televisiva “La strada dei Miracoli”, rivela quanto sa circa le stigmate e le emografie di Mamma Natuzza.

Il Presidente della Fondazione di Natuzza si sofferma sulle emografie di Natuzza: “Le emografie sono dei fazzoletti o delle garzine che lei poggiava su qualsiasi piaga che mandava sangue. Pensiamo alla piaga del polso: era molto umida di sangue, allora lei poggiava per tamponare questa uscita del sangue. E quando si apriva il fazzoletto, uscivano queste meraviglie”.

Successivamente descrive alcune emografie di Natuzza Evolo in particolare. Comincia col descrivere un fazzoletto su cui il sangue di Natuzza ha disegnato un cuore che si dissangua, sormontato dalla croce. All’interno del cuore si può scorgere distintamente un volto umano, al di sotto del quale si è formata la scritta “è Dio”. L’interpretazione che ne dà Don Pasquale Barone è la seguente: “bisogna amare l’uomo perchè l’uomo è nel cuore di Gesù”.

Segue la descrizione di un’altra emografia molto conosciuta, che presenta un calice sormontato da un’ostia, al centro della quale campeggia la scritta “Jesus Hominum Salvator” (Gesù salvatore degli uomini). Ai piedi del calice c’è un’altra scritta, più piccola, con due sole lettere: la “c” e la “i”, che sta per “Cor Jesus”. Anche in questo caso Don Pasquale fornisce una spiegazione: “nell’Eucaristia c’è il cuore di Gesù, cioè tutto l’amore possibile di Gesù per l’uomo”.

Una terza emografia di Natuzza, molto elaborata, disegna su un asciugamani bianco una specie di corona di spine. “In realtà è l’ingresso al tunnel della sofferenza, che ha la sua uscita nella luce. 12 stelle lungo questo percorso che una famiglia fa facendo riferimento al Cuore Immacolato di Maria. Difatti al vertice c’è la Madonna di Fatima sul leccio [una pianta]. E quindi la sofferenza è la via per arrivare alla luce”.

Fonte: cristianità.it