Eremiti in canonica

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario.
(Sal 27, 4)

Noi, Fratelli Adoratori del Padre, viviamo il primato della preghiera, del raccoglimento e del silenzio per custodire il nostro rapporto con il Signore ed essere certi di rimanere in Lui sempre. La preghiera è il nostro primo ministero e la parte migliore di cui non possiamo e non vogliamo fare a meno. La nostra preghiera è il primo sostegno invisibile e potente che diamo nelle comunità nella quali siamo inseriti. Come Mosè a Refidim che pregando a braccia alzate faceva vincere gli Israeliti, come a Gerico che per fede e la preghiera di Israele caddero le mura così vogliamo far crollare le fortezze che impediscono il vero culto a Dio Padre.

Abbiamo a cuore anche la testimonianza e quale testimonianza più visibile se non quella data abitando le canoniche delle tante chiese chiuse e abbandonate? “Nessuno accende una lucerna e la mette in luogo nascosto o sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché quanti entrano vedano la luce” (Lc.11, 33)

Oltretutto molte chiese chiuse sono spesso visitate dai ladri, alcune addirittura profanate, alcune canoniche sono usate per villeggiatura, altre ancora sono state vendute…. Non è forse lo stesso Gesù che ci dice che la sua casa è casa di preghiera?… (Lc. 19,46) Ci proponiamo di essere di sostegno a quei Sacerdoti che, dovendo seguire più parrocchie, sentono il peso di tanti luoghi di culto da accudire e proteggere e ci prestiamo per offrire la nostra presenza per il servizio della Preghiera affinché, in una autentica corresponsabilità con i Sacerdoti, cresca e si rafforzi nei laici la consapevolezza di essere, come i loro pastori, testimoni di Gesù vivo.
I Fratelli Adoratori del Padre che saranno ammessi, vivranno nelle canoniche per la custodia e l’animazione delle chiese, avendo fatto nel loro cuore la consacrazione privata della propria vita nei tre voti: di perfetta castità, di obbedienza a Dio e di povertà.
Essi esprimeranno anche esteriormente questa loro scelta di vita con un chiaro segno esterno: croce, fazzoletto o abito liberamente scelto, esso esprimerà al contempo la consacrazione e la laicità.
Si manterranno con il loro lavoro e riceveranno dalla provvidenza di Dio quel poco che servirà al loro sostentamento. Accudiranno la chiesa loro affidata, nella animazione e nella pulizia.

“Il Signore Dio mostri la sua potenza, riapra le sue chiese affinché possano riecheggiare di preghiere e di canti ad esaltazione del tuo santo Nome e a consolazione di tutti i suoi figli.”

Il nome nuovo
I miei servi saranno chiamati con un altro nome. (Is. 65,15)

Nel cammino della nostra fratellanza spirituale ognuno cercherà, alla luce dello Spirito di Dio, di scoprire il nome nuovo che Dio Padre gli ha dato. “ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà.” (Is. 62,2)
Questo nome non sostituisce il nome del battesimo ma gli si affianca o manifesta in un semplice appellativo il carisma che contraddistingue la sua missione spirituale di battezzato. Qualche esempio famoso preso dalla Sacra Scrittura: Abram-Abraamo; Simone-Pietro. Saulo—Paolo.
E qualche esempio tra i santi: Giovanni della Croce, Teresa di Gesù, Elisabetta della Trinità. Questo nome nuovo non è un vezzo ma un aiuto per comprendere l’indicazione precisa che deve avere la vocazione di ognuno e per capire meglio quale carisma o attributo di Dio si è chiamati a far risplendere nella propria vita. Esso evidentemente ha una valenza solo spirituale ed ha anch’esso solo carattere privato.

Ecumenismo
Che siano o Padre una cosa sola (Gv. 17,22)

Lo Spirito di Dio soffia nel mondo perché tutti i popoli siano radunati in un solo ovile sotto la guida dell’unico Pastore. Noi desideriamo unirci a questo desiderio del nostro Padre celeste offrendo la nostra fratellanza perché questo possa compiersi. Per noi l’ecumenismo deve cominciare dall’interno della Chiesa Cattolica e quindi desideriamo innanzi tutto unire noi stessi, anche se provenienti da diverse spiritualità e tradizioni, in una sola realtà. Per questo ci chiamiamo “con” S. Francesco e non “di” S. Francesco. Per essere con lui e tutti i Santi che hanno tracciato diverse spiritualità nella Chiesa, un’unica sinfonia di lode a Dio Padre.
Con gioia riconosciamo e stimiamo i valori veramente cristiani, promananti dal comune patrimonio che si trovano presso i fratelli separati, Ortodossi e Protestanti, e quindi siamo aperti all’incontro con loro per un arricchimento reciproco.