Non son venuto per abolire la Legge, ma per darle compimento

Abbiamo visto Cristo obbedire alla Legge di Mosè, cioé Dio, il legislatore, si sottometteva, come uomo, alle sue leggi. E’ quanto ci dice Paolo…: “Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge” (Gal 4,4-5). Perciò Cristo ha riscattato dalla maledizione della Legge coloro che ne erano i soggetti, ma che non l’osservavano. In che modo li ha riscattati? Compiendo questa Legge; in altre parole, per cancellare la trasgressione di cui Adamo si era reso colpevole, si è fatto obbediente e docile al posto nostro, verso Dio Padre. Poiché è scritto: “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione” (Rom 5,18). Con noi ha piegato il capo davanti alla Legge e l’ha fatto secondo il piano divino dell’Incarnazione. Infatti “doveva compiere perfettamente ciò che era giusto” (cfr Mt 3,15).

Assunta pienamente la condizione di servo (Fil 2,7), proprio perché la condizione umana lo metteva fra coloro che portano il giogo, ha pagato come tutti le tasse agli esattori, quando per natura, in quanto Figlio, ne era dispensato (Mt 18,23-26). Perciò, quando lo vedi osservare la Legge, non essere meravigliato, non pensare fra gli schiavi colui che è libero, ma pensa quanto è grande e profondo tale disegno.

Sant’Agnese di Boemia Principessa, badessa

Agnese, figlia del re di Boemia (ora repubblica Ceca) Otakar I e della sorella di Andrea II re d’Ungheria, Costanza, nasce a Praga nel 1211.

All’età di tre anni fu affidata alle cure della duchessa di Slesia (la futura S. Edvige) che l’accolse nel monastero delle monache cistercensi di Trzebnica. Ritornò a Praga tre anni dopo e fu affidata alle monache premonstratensi (Canoniche bianche) di Doksany per la sua istruzione.

Nel 1220, promessa sposa di Enrico VII figlio dell’imperatore Federico II, fu condotta a Vienna presso la corte del duca d’Austria, dove visse fino al 1225 mantenendosi sempre fedele ai principi e ai doveri della vita cristiana.
Rotto il patto di fidanzamento, ritornò in patria dedicandosi ad una più intensa vita di preghiere e di opere caritative quindi, dopo matura riflessione, decise di consacrare a Dio la sua verginità. Pervennero alla corte di Praga altre proposte nuziali per Agnese: quella del re d’Inghilterra Enrico III, che svanì, e quella di Federico II presentata prima al re Otakar nel 1228 e una seconda volta al re Venceslao nel 1231.
Il Pontefice Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni, 1227-1241), al quale Agnese aveva chiesto protezione, intervenne per riconoscere il proposito di verginità della fanciulla e allora essa acquistò per sempre la libertà e la felicità di consacrarsi a Dio.

Dai Frati Minori, predicatori itineranti che giungevano in Boemia, venne a conoscere la vita spirituale che conduceva in Assisi la vergine Chiara, secondo lo spirito di (San) Francesco. Ne rimase affascinata e decise di seguirne l’esempio.

Con i propri beni dinastici fondò a Praga, nel bienno 1232/33,il primo convento di Frati Minori e, annesso al convento, un ospedale per i poveri: per la sua gestione, creò una confraternita laicale (detta dei Crocigeri) che ne 1237 venne elevata dal pontefice al rango di ordine religioso.

Nel 1234 fondò un monastero di clarisse sulle rive della Moldava dove Agnese stessa vi si ritirò l’11 giugno (festa della Pentecoste) dello stesso anno. In seguito ne divenne badessa e conservò tale carica fino alla morte che avvenne il 2 marzo 1282

È tradizione che per sua intercessione siano avvenuti numerosi miracoli. Il culto tributato fin dalla morte e lungo i secoli, alla Venerabile Agnese di Boemia, ebbe il riconoscimento apostolico con il Decreto approvato dal Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) il 28 novembre 1874.

Il 12 novembre 1989 è stata solennemente canonizzata da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) che nel corso dell’Omelia disse :

« 3. La beata Agnese di Boemia, pur essendo vissuta in un periodo tanto lontano dal nostro, rimane anche oggi un fulgido esempio di fede cristiana e di carità eroica, che invita alla riflessione ed alla imitazione.
Ben si addicono alla sua vita ed alla sua spiritualità le parole della prima lettera di Pietro: “Siate moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera”. Così scriveva il capo degli apostoli ai cristiani del suo tempo; e soggiungeva: “Soprattutto conservate tra voi una grande carità…Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare” (1 Pt 4, 7-9). Proprio questo è stato il programma di vita di sant’Agnese: fin dalla più tenera età ella orientò la propria esistenza alla ricerca dei beni celesti. Rifiutate alcune proposte di matrimonio, decise di dedicarsi totalmente a Dio, perché nella sua vita egli venisse glorificato per mezzo di Gesù Cristo (cf. 1 Pt 4, 11).
Essendo venuta a conoscere dai Frati Minori, allora giunti a Praga, l’esperienza spirituale di Chiara di Assisi, volle seguirne l’esempio di francescana povertà: con i propri beni dinastici fondò a Praga l’ospedale di san Francesco e un monastero per le “Sorelle Povere” o “Damianite”, dove lei stessa fece il suo ingresso il giorno di Pentecoste del 1234, professando i voti solenni di castità, povertà e obbedienza.
Sono rimaste famose le lettere che santa Chiara d’Assisi le indirizzò per esortarla a proseguire nel cammino intrapreso. Sorse così un’amicizia spirituale, che durò per quasi vent’anni, senza che le due sante donne si incontrassero mai.

4. “Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare” (1 Pt 4, 9). Fu la norma a cui santa Agnese ispirò costantemente la propria azione, accettando sempre con piena fiducia gli avvenimenti che la Provvidenza permetteva, nella certezza che tutto passa, ma la Verità rimane in eterno!
È, questo, l’insegnamento che la nuova santa dona anche a voi, cari suoi connazionali, e dona a tutti. La storia umana è in continuo movimento; i tempi cambiano con le varie generazioni e con le scoperte scientifiche; nuove tecniche ma anche nuovi affanni si affacciano all’orizzonte dell’umanità, sempre in cammino: ma la verità di Cristo, che illumina e salva, perdura nel mutare degli eventi. Tutto ciò che avviene sulla terra è voluto o permesso dall’Altissimo perché gli uomini sentano la sete o la nostalgia della Verità, tendano ad essa, la ricerchino e la raggiungano!
“Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri”, così scriveva ancora san Pietro, e concludeva: “Chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo” (1 Pt 4, 10-11). Nella sua lunga vita, travagliata anche da malattie e sofferenze, sant’Agnese ha davvero compiuto con energia il suo servizio di carità, per amore di Dio, contemplando come in uno specchio Gesù Cristo, come le aveva suggerito santa Chiara: “In questo specchio rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità” (Lettera IV: “Fonti Francescane”, ed. 1986, n. 2903).
E così Agnese di Boemia, che oggi abbiamo la gioia di invocare “Santa”, pur vissuta in secoli tanto lontani da noi, ha avuto un notevole ruolo nello sviluppo civile e culturale della sua Nazione e resta nostra contemporanea per la sua fede cristiana e per la sua carità: è esempio di coraggio ed è aiuto spirituale per le giovani che generosamente si consacrano alla vita religiosa; è ideale di santità per tutti coloro che seguono Cristo; è stimolo alla carità, esercitata con totale dedizione verso tutti, superando ogni barriera di razza, di popolo e di mentalità; è celeste protettrice del nostro faticoso cammino quotidiano. A lei possiamo dunque rivolgerci con grande fiducia e speranza. »
Significato del nome Agnese : “pura, casta” (greco).

Mia figlia ha ottenuto la guarigione grazie alla “Medaglia Miracolosa”

Quando mia figlia era piccolissima, aveva circa 8 mesi, non si sa come, entrò in contatto con un virus e da quel momento è stata una continua angoscia.

Questo virus che non si riesce a debellare, attacca a caso una volta un organo e poi un altro e la mia piccolina prima venne colpita agli occhi, poi al naso, poi alla gola ed ora aveva attaccato un polmone.

Immaginate la sua sofferenza e la mia, anche perchè sono un medico e mi sentivo così impotente di fronte a questo terribile virus.

Un giorno, nello studio che divido con un mio collega, aprii il mio cassetto per prendere un ricettario e vidi qualcosa che brillava. Era una medaglia ovale con l’immagine della Vergine Maria (la medaglia miracolosa).

La tenni tra le dita pensando alla mia bambina e poi la rimisi nel cassetto superiore, doveva essere del mio collega e là la rimisi.

La volta successiva a studio, nuovamente serviva il ricettario, nuovamente aprii il cassetto e …… nuovamente trovai la medaglietta della Vergine Maria.

Sarà stata la disperazione, l’angoscia, il desiderio che mia figlia guarisse a farmi prendere in mano quella medaglietta e a considerarla mia, per me.

Pregai, la mia piccola soffriva coi polmoni, non potevo fare nulla, pregai.

Quel pomeriggio nuovamente ero dallo specialista con mia figlia, stranamente sembrava migliorata se non guarita, ma tante delusioni avevo già provato per questo tremendo virus che evitavo quasi anche di sperare.

La mia bambina era con il medico nella stanza, io aspettavo fuori, aprii la borsa e la medaglietta mi cadde sulle mani, l’accarezzai, alzai gli occhi verso la finestra che avevo di fronte e che dava sugli alberi quando, all’altezza del mio sguardo, vidi un’ovale luminosissimo quasi accecante, attonita continuai a cercare di guardare e nell’ovale intuii la sagoma di una figura femminile poi, dopo un attimo, tutto scomparve, avevo solo i rami degli alberi davanti a me e rimasi a fissare la finestra.

Dopo un poco, il medico specialista aprì la porta, era raggiante: – La notizia è questa – esordì – tua figlia è completamente guarita.

Non ci sono parole per dirvi quello che ho provato e anche se volessi cercarle ad ogni costo non le troverei.

Ho solo una parola scritta grande dentro il mio cuore: GRAZIE.

Chiara

Perdonare di cuore a suo fratello

Sapete quello che diremo a Dio nella preghiera prima di giungere al momento della comunione: « Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. » Preparatevi dunque dentro di voi a perdonare, poiché state per incontrare queste parole nella preghiera. Come le direte? Forse non le direte? In definitiva, questa è proprio la mia domanda: Direte queste parole, sì o no? Detesti tuo fratello e pronunci: « rimetti a noi come noi rimettiamo ». – Evito queste parole, dici. Ma, allora, stai veramente pregando? State ben attenti, fratelli. Fra poco, pregherete: perdonate con tutto il cuore!

Guarda Cristo appeso sulla croce. Ascoltalo pregare: « Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno » (Lc 23, 34). Forse dirai: lui poteva fare questo, io no. Sono uomo e lui è Dio. Non puoi imitare Cristo? Perché allora l’Apostolo Pietro ha scritto: « Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme » ( Pt 2, 21)? Perché l’Apostolo Paolo ci scrive: « Fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi » (Ef 5, 1)? Perché il Signore stesso ha detto « Imparate da me, che sono mite e umile di cuore » (Mt 11, 29)? Tergiversiamo, cerchiamo delle scuse quando pretendiamo che sia impossibile ciò che non vogliamo fare… Fratelli miei, non accusiamo Cristo di averci dato comandamenti troppo difficili, impossibili da attuare. In tutta umiltà, diciamogli piuttosto, insieme con il Salmista: « Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi » (Sal 119, 137).